In copertina: Il forte Hermann che, insieme al forte Hensell di Malborghetto, fu uno dei baluardi asburgici contro le armate Napoleoniche. Sullo sfondo una suggestiva immagine del Monte Mangart, simbolo del tarvisiano.

C’è stato un tempo in cui negli agevoli passaggi alpini dopo le sorgenti del Fella-Tagliamento transitavano genti di ogni stirpe dall’Adriatico al Norico e viceversa. Non hanno lasciato tracce visibili sul posto, solo qualche manufatto, ma hanno prodotto culture depositate nei due versanti delle Alpi, nella Valcanale e nel Canale del Ferro.
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Il Tarvisiano ha visto passare incessanti commerci anche nei secoli delle invasioni e delle migrazioni dell’Alto Medioevo. E le relative fusioni, integrazioni, scontri e confronti seguono il destino dei popoli.I Gepidi, magistrali metallurghi si fondono e scompaiono nei longobardi, questi ultimi sono assimilati dai romani che avevano conquistato e si confondono con Bizantini e Franchi che li hanno sconfitti, i Veneti ancor prima si erano integrati con celti e illiri, gli sloveni hanno occupato posti vuoti e a loro volta si sono confusi con gli altri popoli.
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Un punto di convergenza e d’incontro. Geografico: le bioregioni mediterranea, Dinarica Balcanica e Norica europea centrale e culturale: latina, slava, germanica. Religiosa, cattolica, protestante, ortodossa. Nel monte Forno (che si dovrebbe chiamare più opportunamente Dreilaendereck) il triplice confine tra Italia, Slovenia e Austria segna idealmente il centro fisico, storico e culturale dell’Europa.
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